Recensioni sull’autore

“Pensieri di un malpensante. Gli aforismi maledetti di Enzo Raffaele”

di Giuseppe Panella

Enzo Raffaele è un malpensante. Non si fida di nessuno, ha opinioni iconoclaste e si concede giudizi che, a dir poco, non hanno nulla del politically correct oggi imperante.

In realtà, a Raffaele importa poco di essere popolare: dice fondamentalmente solo e soltanto quel che gli sembra opportuno, che reputa buono, giusto e suo dovere annunciare al mondo.

Che non sia popolare lo dimostra il fatto che i libri se li pubblica da sé: i nomi delle improbabili case editrici che essi recano sulla copertina (Ri(n)surrezione, Parusìa) sono troppo belli per essere attribuibili ad un “autentico” editore.

Anche i titoli (Popolo Sovrano un ca…!, D’Io sono Io!, entrambi pubblicati nel 2013) non sono certo adatti a riconciliarlo con lettori (e non sono certamente pochi) meno disponibili ad accettare le sue impostazioni così radicali e violentemente critiche.

Raffaele se la prende con tutto e con tutti e – bisogna dirlo – spesso in maniera giustificatamente dimostrata. Per lui si potrebbe recuperare l’ironico epitaffio che Paolo Giovio scrisse per il grande scrittore Pietro Aretino (una penna perfida e straordinariamente affilata come poche): “Qui giace l’Aretin, poeta Tosco che d’ognun disse mal, fuorché di Cristo scusandosi col dir: “Non lo conosco!” ma, naturalmente, Raffaele, più che un poeta o un autore di versi comici, va definito uno scrittore di aforismi puntuti e sanguinosi che, nella maggior parte dei casi, andrebbero presi sul serio. Il fatto è che il loro stesso autore è troppo avvertito per prenderli come “perle di saggezza”.

Nei suoi libri, egli cerca di costruire, a partire dagli argomenti di cui si occupa, proprio una teoria dell’aforisma fondata sulla loro natura conoscitiva, anche se in apertura di Popolo Sovrano un ca…! scrive desolatamente: “Un aforista preferirebbe restarsene in silenzio, un aforisma dire niente”.

Eppure egli dice a sufficienza intorno a ciò che gli sta più a cuore e su cui vuole intervenire.

Parla di Dio & della Creazione in termini assai dissacranti (“Tutte le prove dell’esistenza di Dio confermano la sua colpevolezza”), di Gesù Cristo e dei suoi miracoli (“È dalla resurrezione di Lazzaro che è prassi la visita necroscopica e il seppellimento trascorse almeno ventiquattro ore dal decesso”), della Chiesa Cattolica e del suo rapporto con i poveri (“Alla Chiesa piacciono troppo i poveri per dargli uno stipendio”) e il peccato tra gli uomini (“Una Chiesa senza peccato non avrebbe futuro”), degli avvocati (“La legge è il vitalizio degli avvocati e la mortificazione della giustizia”) e dei banchieri (e su di essi si sofferma a lungo).

“Con Dio i conti li puoi rimandare, col Banchiere li devi fare subito” scrive a pag. 54. Ma le citazioni potrebbero essere molto più numerose. Eccone un’altra: “L’invenzione dell’uomo che più lo rappresenta è il portafogli” e ancora: “Io non amo il denaro ma, sfortunatamente, sono ricambiato”. Eppoi ci sono i sionisti, gli americani ma soprattutto gli italiani (di cui Raffaele ha pochissima stima): “Equilibrista: L’uomo si ostina a camminare su due zampe quando con quattro sarebbe più comodo. L’italiano lo fa su una, quando non se ne sta seduto” (questo aforisma ricorda certe battute folgoranti di Leo Longanesi e poi di Curzio Malaparte).

Raffaele si diverte molto ad enunciare i suoi paradossi e a lanciarli come bombe di Carnevale sui suoi bersagli: “L’Opinione Pubblica in privato si vergognerebbe” (Popolo & Politica).

Anche i politici ricevono la loro razione di lazzi e di vistose pernacchie: “Un bravo politico non ha niente da dire, ma lo dice con competenza” e inoltre “La politica non ha bisogno di idee né di fatti, bastano poche promesse promosse e premesse bene”. Anche Lavoro & Tempo Libero non ne escono bene: “Un grande lavoratore avrebbe potuto sprecare meglio il suo tempo” e “Rivalutiamo l’ozio, il padre di tutti i vizi è il lavoro, patrigno di tutte le virtù”. Infine viene anche il momento di fare i conti con le Storie & Geografie del nostro tempo: “La Storia non si ripete, quello che si replica è sempre la stupidità umana”. Anche se il destino dell’uomo è inscritto nel tempo della sua evoluzione e, quindi, tutto ciò che lo concerne è fondamentalmente già accaduto da troppi secoli per cambiare in maniera radicale: “Le scimmie sceme sono diventate uomini, quelle intelligenti sono rimaste scimmie” e “Vai avanti, cretino!”, disse la scimmia all’uomo che s’incamminava verso l’Evoluzione…”. Raffaele, alla fine del suo primo volume di aforismi, si sente “depresso per l’umanità” e certo ne ha ben donde!… ma non demorde certamente e rincara la dose.

In D’Io sono Io!, il secondo volumetto dei suoi aforismi, il tono è più rilassato ma non per questo meno accanito nell’attacco. Nella sezione intitolata Illusione & Immaginazione, le riflessioni di Raffaele hanno un carattere più marcatamente psicologico: “Sii te stesso, anche se non sai chi sei. Lo saprai” e anche “La fantasia è un posto dove è bello pure se piove”. È, in fondo, un elogio dell’immaginazione e della creatività umana.

Il suo scetticismo può portarlo ad una pacata forma di fiducia nella sua possibile salvezza: “Il pessimista s’accontenta di niente, l’ottimista di tutto. Lo scettico del poco che riesce a dimostrare”.

Sicuramente Raffaele vuole mostrarsi sotto l’abito dello scettico e, infatti, rincara la dose: “Non è vero che al cinico non importa di niente, non gli serve niente”.

È, quindi, in un ideale di autarchia (avrebbe detto il vecchio Epitteto caro a Leopardi) che l’autore degli aforismi intende muoversi e collocare la propria riflessione.

“Se prendi tempo, lo perdi” e “Se hai tempo da perdere, fallo dove puoi ritrovarlo” – è un esempio di esortazione positiva cui Raffaele sollecita il suo lettore.

“Pensa l’impensabile, è realizzabile” – è un’altra indicazione di vita che prelude a una possibilità di riscatto del presente. Ma è negli aforismi su Ignoranza & Conoscenza e in quelli sul matrimonio che la cattiveria letteraria di Raffaele si dispiega inarrestabile: “Quanto più le tue opinioni si discostano da quelle ufficiali tanto più sei vicino alla verità” viene dichiarato a p. 40 del secondo volume dei suoi aforismi. E poi “La conoscenza deve dubitare di quello che conosce se vuole conoscere alto”.

Lo scetticismo gnoseologico di Raffaele – come si può vedere – non è assoluto, anzi si presenta come incitamento alla conoscenza. Ma è, invece, sul piano dei rapporti personali, dell’amore, del matrimonio che egli si rivela caustico e, insieme, del tutto sconsolato: “Oramai ci si sposa già con la speranza di divorziare”, “L’amicizia spesso scade in amore” e “Il matrimonio è bello, se ripetuto spesso” mi sembrano tre esempi abbastanza felici del suo modo di orizzontarsi nella vita.

Ma ormai dovrebbe essere emerso che i due volumi di aforismi di cui si è discusso finora rappresentano una vera e propria concezione del mondo espressa senza risparmio dall’autore e che probabilmente per essere apprezzata va presa o lasciata in blocco, con tutte le sue contraddizioni e le sue felici indicazioni, piuttosto che analizzata acriticamente parte per parte (Raffaele è vegano, vegetariano e critico della medicina tradizionale, tra le sue pecularietà).

E, allora, che cosa resta della sua piacevole lettura, alla fine, a parte un serio e motivato sconforto sulle sorti dell’uomo e della sua prospettiva per il futuro? Molto poco da salvare e da ritrovare tra le pieghe del presente. Alla fine tutto risulta “elettrocardioencefalogrammaticalmente piatto”.

Eppure, nonostante tutto, se qualcuno continua a scrivere e a pensare sui destini dell’umanità, anche se pessimista e solitario, vuol dire che c’è forse ancora la possibilità di riflettere e di provare a realizzare qualcosa di nuovo per le sorti del mondo che ci circonda e al quale, bene o male, noi tutti apparteniamo senza scampo.

Recensione su “I libri degli altri” n.94 (2014) del compianto Giuseppe Panella (Benevento 1955 – Pisa 2019), filosofo, saggista e poeta italiano, docente di Estetica, Filosofia Politica e Storia del Pensiero Politico presso l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa.

Carrello
Torna in alto